Tournai, Belgio d’antico fascino

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Tournai, Belgio © Andrea Lessona

Tournai, Belgio © Andrea Lessona

Il beffroi ruba il blue al cielo di Tournai. Con i suoi 72 metri è la torre civica più antica del Belgio nella città più antica del Belgio. In piedi sulla Grand-Place lo guardo delimitare l’orizzonte e il profilo triangolare della piazza, cuore di questo centro francofono nella regione della Vallonia.

Forse ai suoi 68 mila abitanti non farà più effetto, affetti d’abitudine, ma a me il suono delle 43 campane, fuse tra il XVI e il XIX secolo che formano il carillon del beffroi, emoziona. E tanto. E’ melodia leggera che nasce vicina alle quattro piccole torri angolari della torre, aggiunte nel 1294, e vola nell’aria fredda della città a soli nove chilometri dalla Francia.

Che la vocazione di Tournai sia cosmopolita è la storia a dirlo: i primi ad arrivare qui, dove sto camminando adesso, furono i romani. Poi i franchi e i merovingi ne fecero la loro capitale. Lasciata al potere del vescovo locale, la città fu distrutta dai normanni ma annessa alla Francia da Filippo Augusto.

È quello un periodo di opulenza e prosperità: viene costruita la Cattedrale e si sviluppa il commercio della lana e della pietra. Durante le guerre di Religione, Cristina di Lalaing difese il centro dagli spagnoli. La statua che ho di fronte a lei dedicata dimostra quanto gli abitanti le furono grati.

I lunghi combattimenti però mandarono in rovina Tournai, e anni dopo si arrese a Luigi XIV. Il monarca la lasciò agli austriaci che la persero ancora ad opera di un altro Luigi, in questa occasione XV, che la riconquistò con la battaglia di Fontenoy. Terminato il furore rivoluzionario, la città venne annessa all’Hainaut belga.

Nel maggio del 1940, durante la Seconda guerra mondiale, fu colpita dai bombardamenti nazisti e quasi rasa al suolo. Ancora una volta rinacque da sé grazie a una serie di piante originali che diedero l’opportunità di restituirla alla sua antica foggia.

Risalendo la piazza verso il beffroi, guardo con interesse altre facciate pregiate specchiarsi nelle pozzanghere lasciate da un temporale fulmineo: la Halle aux Draps, il mercato dei tessuti, del 1610; la Conciergerie des Halles del 1611, il Balliage del 1612 e la Grange aux Dimes de l’abbaye Sint-Martin, il granaio delle decime del 1633 sono una meraviglia per gli occhi e per il ricordo di questo luogo intriso di storia.

Entrato nell’ombra ormai quasi asciutta della torre civica, intravedo alla sua sinistra le guglie della Cattedrale. Anch’essa come quella più famosa di Parigi si chiama Notre-Dame ed è uno dei più importanti monumenti religiosi del Belgio e patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Ferita e instabile, la chiesa è fasciata dentro e fuori per proteggerla da eventuali cadute che potrebbero dilapidare per sempre il suo inestimabile valore artistico e culturale, figlio di stili diversi e secoli di lavoro che si sono sovrapposti sino a renderla unica.

La cattedrale è dominata da cinque torri quadrate e la più alta raggiunge gli 83 metri. La navata risale al Duecento, mentre il coro al Trecento. Caratterizzata da gigantismo con i suoi 130 metri lunghezza e dall’eleganza raffinata degli interni rappresenta il passaggio dal romanico della Schelida al gotico.

Entrando da rue des Chapeliers si può ammirare il suo tesoro: una ricca collezione di cimeli medievali tra cui una croce bizantina con smalti che racchiude un pezzo della Vera Croce.

Uscito dalla chiesa, guardo il cielo di Tournai: mentre grosse e gonfie nuvole grigie lo attraversano e sbattono contro il beffroi, le 43 campane del carillon suonano le cinque.

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