Torre civica di Bruges, il Beffroi

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Torre civica di Bruges, Beffroi

Torre civica di Bruges, Beffroi

Dalla Torre civica di Bruges, guardo la città belga distendersi sotto di me: un quadro dipinto nei secoli che ancora oggi continua a vivere della sua bellezza elegante nel cuore delle Fiandre.

Innalzato per metri 83 metri sulla piazza del mercato, e inclinato a verso sinistra di 1,19 metri, il Beffroi è orgoglio e simbolo cittadino sin dai tempi della sua realizzazione. Era il 1240 quando alla prima costruzione venne aggiunta una torre in legno.

Distrutta da un incendio nel 1280, la Torre civica di Bruges venne ricostruita tra il 1282 e il 1296 con i due corpi quadrati degradanti e una guglia in legno come coronamento. Due secoli dopo, tra il 1483 e il 1487 si aggiunse la parte superiore.

Di forma ottagonale, era fatta di pietra bianca, era affiancata da quattro pinnacoli ed era sormontata da una nuova guglia lignea caratterizzata dalla bellissima statua di San Michele.

Solo sei anni dopo, un fulmine causò un altro incendio che distrusse la parte superiore della Torre civica di Bruges e le sue campane. Fu così che venne realizzata una nuova parte superiore della struttura, questa volta coronata dal leone rampante delle Fiandre.

Purtroppo il fuoco colpì ancora il Beffroi nel 1741, distruggendo la guglia. Restaurata nel 1753, le si diede il definitivo coronamento neogotico nel 1822. Oggi lo si può ammirare dalla piazza del mercato mentre alle 11 del mattino si ascoltano le campane suonare.

Prima del XVI secolo, venivano usate manualmente. E il loro rintocco cadenzava il ritmo cittadino con l’apertura e la chiusura delle porte, l’inizio e la fine del lavoro e le diverse feste dell’anno.

Dal 1523, nella Torre civica di Bruges, venne introdotto un carillon per automatizzare il suono. Dopo l’incendio del 1741, il meccanismo fu dotato delle attuali 47 campane. Vennero fuse da Joris Dumery, e pesano 27,5 tonnellate.

Per vederle nell’interno della Torre civica di Bruges bisogna salire i 366 scalini: sempre più stretti e ripidi, sembrano non finire mai – se non in cima. Ma quando si arriva quassù, la fatica svanisce nel blu del cielo mentre si guarda la città belga distendersi di sotto.

Per approfondire:
Wikipedia

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