Mons, Belgio effervescente

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Mons - Grand Place © A. Petrosino

Mons - Grand Place © A. Petrosino

Il rintocco dell’orologio campanario attraversa il silenzio della Grand Place. Cammina il cuore vuoto di Mons e sfuma nelle stradine circostanti. L’effervescenza giornaliera del capoluogo provinciale dell’Hainaut è un ricordo conservato nella memoria della notte.

Calata come un drappo sulla cittadina vallone, a 65 chilometri da Bruxelles e crocevia stradele del Belgio, le ha regalato una dimensione diversa da quella che ho vissuto oggi mentre la scoprivo a piedi. E’ nelle prime ore del giorno che ho visto la Grande Piazza animata e circondata dalla bellezza dei suoi edifici.

Gres e pietra azzurra entrano nel cielo limpido per 87 metri e cesellano il Beffroi, la torre seicentesca barocca, unico esempio della nazione belga e patrimonio dell’Unesco con il suo carillon di 49 campane e l’orologio del 1673.

L’Hotel de Ville a fianco del Comune svetta senza eguali nel catino acciottolato dove brulicano caffè all’aperto e una via vai di gente che ogni tanto lascia una carezza sulla testa ghisa della Singe du Grande Garde: una scimmietta che sembra porti fortuna a chi la strofina con la mano sinistra.

Immobile, è seduta sul muro esterno vicino all’entrata del Municipio. All’interno si possono ammirare la sala dei matrimoni, il salone gotico col parquet, lampadari enormi che cadono dal soffitto a cassettoni. Dietro al podio, pochi gradini portano all’altro salone: quello degli ombrelli, qui la volta di mattoni lavorati è un trionfo per gli occhi.

Lasciato il Comune, ho camminato tra le stradine sinuose di Mons: ho goduto dei suoi tanti spazi verdi e dei palazzi storici, finemente ristrutturati, e sono arrivato davanti alla Collegiata di Santa Waudru, uno dei più begli esempi gotico-brabantini del Belgio.

L’interno a croce latina si alza per tre piani e raggiunge i 11o metri di lunghezza per 34 di larghezza. La volta in mattoni è alta 25 metri e sorretta da pilastri enormi. Passo a passo ho contato 29 cappelle, tutte dedicate a una confraternita o a una corporazione. Molte statue dalle fattezze sublimi sono dello scultore cinquecentesco Jacques Dubroeucq.

Poi ho raggiunto la navata, vicino al portale principale. Lì c’è il Carro d’Oro, un carretto barocco del Settecento, colmo di angioletti nudi, su cui viene portata l’urna di Santa Valdetrude in occasione della processione in suo onore per aver liberato la città dalla peste nel 1349.

Il carro deve essere trainato una sola volta lungo la rampa che costeggia la collegiata. In caso contrario, una disgrazia potrebbe colpire Mons. Così come avvenne nel 1914 e nel 1939 prima dello scoppio delle due Guerre Mondiali. La cerimonia si celebra la domenica della Trinità, dopo la Pentecoste.

Nello stesso giorno della Ducasse, la festa patronale di Mons, c’è anche il combattimento di Lumeçon: San Giorgio fronteggia il Drago e lo sconfigge ogni volta. Il rito è molto preciso e rappresenta il trionfo del Bene sul Male.

La rappresentazione finisce nella Grand Place dove la maggior parte dei 92 mila abitanti della città vallone si assiepano per assistere a una tradizione che ogni anno richiama migliaia di visitatori.

Anche in passato personaggi illustri come Mozart, Giuseppe II, Luigi XVIII, il Generale Dumouriez, Francesco II d’Austria, Danton, Napoleone e Victor Hugo vennero qui. Tutti affascinati dall’effervescenza e dalla storia millenaria di Mons che nel 2015 sarà capitale europea della Cultura.

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